Prerogative e caratteristiche del suggestivo Lhasa Apso
Riesce a captare i segnali premonitori di disastri naturali. Lo standard. I tanti colori
Il carattere è allegro e deciso, sveglio, serio, a volte riservato con gli estranei (funzione di cane sentinella) ma molto socievole con il suo padrone con cui vive a stretto contatto. E’ dotato di una straordinaria sensibilità che lo rende un ottimo guardiano e riesce a captare disastri naturali quali terremoti e valanghe. Il Lhasa deve essere calmo, intelligente, attento e indipendente. Un lhasa non può permettersi di essere iperattivo affaticandosi e sperperando energie importanti. Questo atteggiamento, vincente sull’Himalaya, è a volte controproducente in un ring da esposizione. I cani di questa razza in Italia sono ancora relativamente poco conosciuti rispetto ad altri Paesi europei e agli Stati Uniti. Il Club Cani Compagnia che tutela la razza nel nostro Paese si adopera per divulgare e far conoscere al grande pubblico le straordinarie caratteristiche di questa razza dal fascino quasi magnetico. Allegri e vivaci ma dotati di forte temperamento, abbaiano pochissimo e sono validi guardiani; viste le origini, il freddo e le intemperie non li spaventano. Sono in grado di aspettare soli in casa il ritorno del padrone con pazienza e tranquillità senza abbandonarsi ad isterismi. A volte molto testardi, sono sensibili e delicati emotivamente ed è importante che durante il periodo di passaggio da cucciolone ad adulto siano evitati traumi. Sano e robusto si ammala difficilmente, mangia con appetito e non da assolutamente problemi per l’alimentazione. Se tenuto bene vivrà a lungo e in buonissima forma. Rispetta e ama profondamente il suo padrone, ama giocare teneramente con i bambini ma vuole essere rispettato. Tutto quello che farà per il padrone lo farà per amore e mai per costrizione, adattandosi a tutte le situazioni anche le più inusuali con quella tranquillità interiore che lo rende unico. Le femmine sono delle madri esemplari, difenderebbero i loro figli in qualsiasi situazione fino alla morte, educano la prole con grande dolcezza ma anche con grande rigore, i cuccioli devono imparare presto a rispettare le regole del branco. Non amano litigare e se provocati cercano una soluzione bonaria, ma se l’avversario è un vero attaccabrighe certamente non battono in ritirata.
Lo standard in vigore lo descrive come un piccolo cane vigoroso, robusto, ben proporzionato, con abbondante mantello. La testa è importante con abbondante cascata di peli ricadenti sopra gli occhi, folta barba e baffi. Il cranio è moderatamente stretto e si avvalla sensibilmente dietro gli occhi, non completamente piatto ma neppure a cupola o a forma di mela. Stop medio. Tartufo nero. Canna nasale diritta ma non squadrata lunga circa 4 cm. La sua lunghezza, misurata dall’estremità del tartufo al livello degli occhi, deve essere circa 1/3 della lunghezza totale della testa misurata dalla punta del naso alla cresta occipitale. Gli occhi sono scuri, di medie dimensioni, piazzati frontalmente, ovali, ne’ grandi e globosi ne’ piccoli o infossati. Non si deve vedere il bianco del globo oculare ne’ in alto ne’ in basso. Spesso le ciglia sono folte e lunghe, nel clima tibetano tenevano il folto mantello degli occhi a “mo di tenda” davanti agli occhi come protezione al vento e alla polvere. L’espressione è vigile e sveglia, ne troppo dolce ma neanche cattiva. Orecchie: pendenti, pesantemente frangiate. Bocca: gli incisivi superiori si chiudono appena all’interno degli inferiori, chiusura a forbice rovesciata. Arcate dentali ampie in modo che gli incisivi si possano disporre su una linea il più diritta possibile. E’ desiderabile una dentatura completa. Collo: forte e ben arcuato. Anteriore: spalle ben inclinate all’indietro. Arti diritti abbondantemente ricoperti di pelo. Corpo: la Lunghezza dalla punta della spalla alla punta della natica è maggiore dell’altezza al garrese. Buona cassa toracica. Linea superiore diritta e orizzontale. Reni forti. Corpo proporzionato e compatto. Arti Posteriori: ben sviluppati con buona muscolatura. Ben angolati. Abbondantemente ricoperti di pelo. Garretti, visti da
dietro, paralleli tra loro e non troppo ravvicinati. Piedi: rotondi, da gatto, ben forniti di pelo, con cuscinetti plantari solidi. Movimento: libero, sciolto, brioso, e spavaldo Mentre lo standard è abbastanza lacunoso sul movimento, l’ambiente ha richiesto una camminata efficiente e da svolgere “in economia di energie”, una qualità comune agli altri animali da montagna. Capace di percorrere lunghi tratti di strada al passo di uomini e cavalli. Il suo posteriore è forte così come il rene, la groppa moderatamente inclinata. Quindi il suo trotto naturale deve essere efficiente e coprire il più vasto territorio possibile, senza rulii o cedimenti della linea superiore, dando l’impressione di muoversi senza sforzo. Forza, agilità, bilanciamento, scioltezza più che movimenti eccessivi perché sprecherebbero energie preziose (nella loro terra natia). Proprio per questo la discussione rovente che ha imperversato tra allevatori e giudici sul “rear kick-up” non deve assumere connotazioni eccessive. Coda: inserita alta, portata ben al di sopra della schiena e non a uncino. Alla sua estremità ci può essere un nodo. Ben frangiata. Il mantello, formatosi per prevenire le insolazioni e come isolamento dalle intemperie sugli altipiani tibetani, è motivo di molto del fascino odierno di questa razza orientale. Il mantella ha un pelo di copertura, lungo, pesante, diritto e duro, mai lanoso o setoso. Il pelo è duro ma non ruvido. Simile alla tessitura dei capelli. Il sottopelo è moderato, sottile e morbido ma mai corto e lanoso. La pesantezza del pelo è sorprendente. Si dovrebbe pesare il cane prima e dopo averlo rasato! Colore: oro, miele, sabbia, grigio scuro, ardesia, fumo, nero, bianco, marrone e pluricolore. Tutti ugualmente accettabili. Contrariamente al pelo l’importanza che le mucose siano tutte pigmentate per difendersi dai raggi solari è di enorme rilevanza. Taglia: il Lasha deve esser un cane da poter essere preso facilmente in braccio, ma deve anche poter sopravvivere al clima tibetano con le giuste proporzioni del tronco che vuole un cane iscritto nel rettangolo (che permette una migliore conservazione del calore e ospitare ampi polmoni per respirare ad alta quota), torace ben sviluppato nelle tre dimensioni (abbastanza arrotondato e profondo), rene forte. Il rettangolo è dato più dagli arti raccorciati (ma non troppo perché perderebbe la capacità di muoversi agilmente sul terreno impervio) che da un tronco lungo che diventerebbe non funzionale per la troppa dispersione di calore. L’altezza al garrese ideale per un maschio è di 25, 4 cm. Le femmine un po’ più piccole. Difetti: ogni deviazione dai punti precedenti deve essere considerata come difetto. L’importanza da attribuirgli dipende dalla sua gravità.
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Elisabetta De Luca